domenica 13 luglio 2014

Very inspiring Bloggers, e consigli per gli acquisti


 

Entro sempre in crisi quando mi viene chiesto di parlare di me, e la bambina timidissima che mi abita rischia sempre di prendere il sopravvento. Ma non posso non rispondere all'invito di Alessandra, patrocinatrice di cause felici e di libri belli, e ringraziarla per il The Very Inspiring Blogger Award.
Ecco le regole:
1. Ringraziare il/la blogger che vi ha nominato.
2. Elencare le regole e visualizzare il logo del premio.
3. Condividere 7 fatti su di voi.
4. Nominare 15 blogger e notificare loro la nomination.

Ordunque:

1) mi piacciono le canzoni malinconiche e sospiro per i testi di Leonard Cohen. Amo le storie tristi (e gli estimatori di Sad books make me happy sanno di cosa sto parlando). Rido per cose che non fanno ridere nessuno, e non rido quando tutti se lo aspettano. Il mio senso dello humor è differente...

2) Adoro l'Inglese, e uno dei miei più grandi desideri è svegliarmi e scoprire di avere un bellissimo accento British, limpido, pulito, posh.

3) Vivo all'estero da un paio d'anni, e mi va anche bene. Alcune mattine, però, mi sveglio con la nostalgia della mia terra rossa, dei profumi della cucina di casa, del pezzetto di cielo sulla mia stanza di bambina, delle mani nodose e buone di mia nonna.

4) Mi piacciono i numeri pari, le figure rotonde, tutte le sinestesie basate sul bianco. Conto le lettere delle parole, dei nomi e dei cognomi. Conto i passi e i secondi che passo in attesa. (Sono sempre stata bizzarra).

5) Non ho mai smesso di avere amici immaginari.

6) Invento storie molto spesso. Raramente le scrivo, per motivi vari. Ma i loro personaggi mi fanno compagnia, sempre.

7) Il mio posto felice è una biblioteca bellissima, in un'università bellissima, con le luci soffuse e una scalinata di legno. Dalla finestra vedo le foglie ruggine e oro di un autunno dorato, e le castagne a terra. Mi piace pensare che il posto che vedo dalla finestra sia il New England, e che un giorno mi sveglierò e sarò li, col naso su prime edizioni di una bellezza folgorante. Mi piace pensare che sia il mio posto nel mondo.

Ecco i 15 blog che consiglio:

1) Alessandra, una lettrice tra #libribelli e #libriribelli;

2) Manuela, e le sue parole senza rimedi;

3) Valentina, e le foto meravigliose del suo mondo capovolto;

4) Valentina Stella, e le sue storie che profumano di Torino e di Lisbona, e di bellezza rara;

5) Marta, musa straordinaria di sogni di letteratura americana;

6) Paolo Cognetti, capitano intrepido che naviga a vele spiegate verso l'isola che non c'è,

7) Vittoria, e le sue pillole di filosofia;

8) Mariangela Galatea, e le sue Didoni;

9) Amrita, e il suo mondo color pastello;

10) Sabrina, e i suoi elenchi fragolosi;

11) Francesca, i suoi tegamini, il suo DFW e i suoi unicorni;

12) Camilla, alias Zelda, piena di colori e di parole frizzanti, effervescenti;

13) Giulia, e i sogni di una libreria in Nuova Zelanda, popolata di Bookstee(s);

14) Silvia, e i suoi personaggi austeniani;

15) The Lizzies di Old friends and new fancies, per tutte le Janeite incallite.

Dato che siamo in tema di confidenze e suggerimenti, ecco qualche altro blog che non può mancare nel vostro blogroll:

1) Brain Pickings, a cura di Maria Popova, un'enciclopedia di curiosità letterarie, scientifiche ed artistiche. Stai hungry, stay foolish. Controindicazione: causa dipendenza, e acquisti massivi su Amazon.

2) Open Culture, che propone articoli, aneddoti e curiosità letterarie, musicali, scientifiche e non solo. Ottima anche la lista di corsi on-line gratuiti (ModPo della Penn Uni è davvero bellissimo), gli e-book gratuiti, l'archivio di film e video (sempre gratuiti). Un bellissimo progetto.

3) Il blog della Paris Review, che sicuramente ha bisogno di poche presentazioni (voglio dire, ha pubblicato racconti di Alice Munro e Zadie Smith...). Per leggere e sognare di letteratura.




4) Yummy books, incantevole progetto a cura di Cara Nicoletti, che cucina e allestisce piatti tratti da romanzi e racconti. Volete assaggiare il poulet à l'estragon di Anna Karenina, l'hamburger preferito di Hemingway, la torta al cocco dietro la cui ricetta Emily Dickinson ha scritto una poesia, il cheesburger di Franny&Zooey, le patate dolci e il pollo fritto di Via col vento? Niente paura: chiedete a Cara, che raccoglie desideri e suggerimenti e li trasforma in banchetti luculliani e belli da vedere.

A Goldfinch - inspired meal - Yummy Books

Lemon merengue pie for Sylvia Plath  -Yummy Books

 

5) Austenprose - a Jane Austen blog, per le ultime novità in termini di spin-off e sequel austeniani, per seguire il The Jane Austen Project, per curiosità e chicche da autentica Janeite.

E voi, avete blog interessanti da consigliarmi?


lunedì 30 giugno 2014

Pezzi di vetro

Non conosce paura l'uomo che salta
e vince sui vetri e spezza bottiglie e ride e sorride,
perchè ferirsi non è impossibile,
morire meno che mai e poi mai.

Insieme visitata è la notte che dicono ha due anime
e un letto e un tetto di capanna utile e dolce
come ombrello teso tra la terra e il cielo.
Lui ti offre la sua ultima carta,
il suo ultimo prezioso tentativo di stupire,
quando dice "È quattro giorni che ti amo,
ti prego, non andare via, non lasciarmi ferito".
E non hai capito ancora come mai,
mi hai lasciato in un minuto tutto quel che hai.
Però stai bene dove stai....però stai bene dove stai...
 
 
 
 
 
Quando era molto triste, o molto arrabbiata, o molto persa, o molto, molto lontana – infinitamente lontana - andava a buttare il vetro.

 
Niente di poetico in tutto ciò: raccoglieva bottiglie e vasetti vari e partiva alla volta del cassonetto della differenziata, solitamente di sera, solitamente in pigiama.

 
L'azione di suddividere i colori del vetro, di sollevare la bottiglia, di lanciarla nel cassonetto, di sentirla infrangersi aveva in sé qualcosa di rassicurante e catartico al tempo stesso. Ecco infrangersi in mille pezzi la bottiglia di Chablis della cena in cui si era bevuto qualche bicchiere di troppo, la bottiglia dello sciroppo al timo per la tosse avanzata dall'ultimo raffreddore, il vasetto di marmellata di fragole bio finita durante una puntata di House of Cards, quella sera in cui sarebbe stato meglio tacere, o forse poi sarebbe stato meglio parlarsi....














Ecco la bottiglia di latte, dopo quella notte insonne di un giugno straordinariamente freddo, dopo quella mattina in cui nemmeno un caffelatte bollente riusciva a regalare un po' di calore. Dopo quella mattina in cui era diventato chiaro che un po' del freddo di quel giugno straordinariamente freddo sarebbe rimasto, per sempre.
Un giugno fatto di piumoni, di collant 30 denari e di parka verde bottiglia (il vetro, ancora una volta), in cui il mare, il sole, il profumo del sale, la sabbia bianca calda tra le dita, le orecchiette delle pagine del libro bagnate da dita impazienti, tutto sembrava lontanissimo, quasi irraggiungibile, freddo fuori freddo dentro e pezzi di vetro dove fa più male, pezzi di vetro opachi, fondi di bottiglia, biglie scheggiate e bicchieri rotti.

 
Era il giugno della disillusione, era il giugno di quell'estate lungamente attesa che non voleva arrivare, era il giugno della rabbia e del perdono, del rancore e dell'oblio, delle bugie e delle mezze verità.

 
Era il giugno delle strade mai prese e dei giardini dai sentieri che si biforcano, il giugno delle insonnie e delle rinunce, il giugno degli errori e dei rumori, il giugno dei gelati troppo freddi e delle tazze di te' caldo.
 
Era il giugno delle lettere di motivazione e delle lettere di rifiuto, dei raffreddori e delle felpe, delle mani gelate e delle ambizioni spezzate.

 
Erano i giorni sbagliati di un mese sbagliato di una stagione sbagliata, il giugno dei raffreddori e dei crepacuori, il giugno degli incubi e degli errori. Il giugno dei rimorsi e dei timori. Giugno come sigillo ai primi sei mesi dell'anno, un semestre da archiviare, in attesa di un'estate più dolce, un frutto più maturo, da mordere coi denti, assaporare, il succo che scivola dagli angoli della bocca lungo il collo.


Giugno come un cassetto chiuso a chiave, una lezione dura da imparare, un boccone amaro da mandare giù. Giugno come un messaggio in bottiglia mai mandato.
 
 

 

Questo giugno autunnale si chiude oggi, con una folata di vento fresco a far cadere le foglie, con un ultimo acquazzone a smorzare gli ardori più resistenti. Si chiude insieme con una promessa e un avvertimento: una promessa, l'estate che sicuramente arriverà, con i colori prepotenti, impertinenti del cielo blu e della terra rossa - la mia terra; un avvertimento, a scapito di aspettative troppo alte, campanelli d'allarme messi a tacere, quel termometro del cuore al quale non si presta attenzione. Proprio mai. Cose che si dimenticano.

 

«A me è successo questo: non sono riuscito a fare finta di niente, non volevo, in fondo. Non potevo far altro che cercare di portarti con me, dal profondo, per egoismo quasi, per farmi stare bene. Anche se sapevo di non potere. Anche se era rischioso. Anche se tu non vuoi, anche se, infine, la tua felicità non dipende da me.
E non posso fare a meno di chiedertelo di nuovo. Solo per essere sicuro.
Verresti?».



Italo Calvino, “Prima che tu dica pronto”







domenica 22 giugno 2014

Un libro alla settimana (su Instagram e non solo)

What really knocks me out is a book that, when you're all done reading it, you wish the author that wrote it was a terrific friend of yours and you could call him up on the phone whenever you felt like it. That doesn't happen much, though.
JD Salinger, Catcher in the Rye
 
 





Sono ancora un'utente un po' impacciata dei social media.
Uso Facebook dal mio Erasmus a Londra, e intrattengo con esso una relazione di amore-odio.
Mi piace molto Twitter, ma anche lì ho sempre l'imbarazzo della prima persona: retwitto volentieri, twitto spesso citazioni e frasi che amo..raramente qualcosa di veramente mio.
Ho da poco cambiato il mio onnipresente avatar col libro di Lolita per una mia foto (in bianco e nero, un po' sfumata) e ancora mi dibatto nel dilemma senza tempo: meglio avere una propria foto come avatar, o un'immagine rappresentativa del sé, ma che al tempo stesso protegga e nasconda?
E arriviamo a Instagram. Mi piace, tanto. Seguo i profili delle università che avrei voluto frequentare, delle città che amo di più, Londra e Boston in testa. Inseguo sogni di Australia e Nuova Zelanda.
Seguo le mie blogger preferite (tra tutte, vi consiglio Mallarmeana di Parole senza rimedi, Alessandra di Una lettrice, Francesca di TegaminiCamilla di Zelda was a writer, Giulia di The Blooker, Valentina di Bellezza raraValentina di Travel upside down, Amrita di Audrey in Wonderland, Tamara Viola di Citazionisti avanguardisti, Marta di La McMusa).
Accarezzo con gli occhi e col cuore edizioni di libri bellissimi, chicche da Janeite, accessori che farebbero sospirare di desiderio qualsiasi lit-nerd (gli orecchini di Anna Karenina? la cover dell'I-phone di Pride and Prejudice? - ce l'ho! - il medaglione con la Ofelia di Millais? - ce l'ho! - taccuini di pelle ispirati alle tragedie shakesperiane? gioielli realizzati con pezzi ritagliati della dichiarazione d'amore di Darcy a Elisabeth?)
Avevo aperto il mio profilo Instagram con l'obiettivo principale di fotografare libri bellissimi. Come spesso capita, mi sono persa per strada, anche e soprattutto perché non ho spesso a portata di mano libri bellissimi, e sempre di più prediligo il mio fido Kindle pe le trasferte quotidiane e i viaggi.
Mi sono messa a fotografare altre cose che amo - prove teatrali, viaggi, mare, cielo, pezzi di carta, parole, il laghetto perfetto per l'Ofelia di Millais - e anche cose del tutto inutili, tipo la mia collezione di ballerine multicolori e collant stravaganti.
Ho deciso di tornare alle origini, e di pubblicare almeno una volta alla settimana un libro bellissimo. Che sia un'edizione bellissima, o che il contenuto sia bellissimo, o che ad esso sia legata un'emozione.
Sono una fedele frequentatrice di mercatini dell'usato e compro almeno un libro quando vado in una città per la prima volta. Posseggo sei edizioni di Orgoglio e Pregiudizio, tre di Anna Karenina, tre di Piccole Donne e svariate edizioni dei poeti che amo di più.
Il mio sogno è vivere dentro la Paris Review (si, proprio dentro, tipo dormire anche in redazione), vivere in un loft tutto bianco arredato da piramidi di libri e collezionare prime edizioni, partecipando alle aste e tutto il resto.
Questi sogni sono lontani galassie e anni luce, ma nel frattempo continuerò ad inseguire libri. Seguite queste mirabolanti, rocambolesche libresche con gli hashtag #unlibroallasettimana e #bookoftheweek. E, se vi va, contribuite e continuate a diffondere nella galassia virtuale foto deliranti di libri immensamente belli, immagini che portano con sé storie e notti insonni, parole e pomeriggi di sole e di mare, lacrime e l'erba verde del parco, sorrisi e le domeniche di cuscini e piumoni.











 














 
 
 
 
 
 
 
 
 


 
 

giovedì 29 maggio 2014

If you are not ready for love, how can you be ready for life?

I don't want to judge
What's in your heart
But if you're not ready for love
How can you be ready for life?
How can you be ready for life?
 
 


Ieri parlavo con un'adorabile bambina anglo-spagnola di quasi sei anni. Si chiama Emma, e già il nome te la rende simpatica (Emma Woodhouse docet).
Era nervosa perché il giorno successivo si sarebbe esibita nel suo primo spettacolo di danza, e aveva paura di dimenticarsi i passi.
Io le ho raccontato del mio spettacolo teatrale la settimana precedente, di quanto sia divertente stare sul palcoscenico, di quanto tutto il resto smetta di esistere.
Non era convinta.
Le ho fatto vedere le foto dei costumi, che le sono piaciute tantissimo, perché per lei eravamo tutte principesse.
Ha voluto che le raccontassi la storia di Ofelia e Amleto. L'ho fatto, per grandi linee.
Mi ha guardato ancora più perplessa. Mi ha chiesto se adesso mi chiamassi Ofelia, e perché fossi diventata pazza, e perché "quel tizio", Amleto, non mi amasse più.
Poi, guardandomi con i suoi occhioni azzurri, mi ha chiesto: "ma com'è possibile che un ragazzo ti ami e poi non ti ami più?"
E io lì sono rimasta basita. Ho invocato tutti gli articoli di Brain Pickings sulla scienza dell'innamoramento, Alberoni, La verità è che non gli piaci abbastanza. Niente.
La verità vera è solo una: non lo so. Non so perché ci si innamora. Non so perché si smette di amare.
Non so perché non si viene ricambiati. Non so perché qualcuno smette di amarci.
Non so quando cominciano e quando smettono le farfalle nello stomaco. Non so quando il cuore in gola smette di essere semplicemente una metafora, e quando riprende ad essere una mera figura allegorica.
Conosco, come tutti o quasi, il profumo nauseante delle mandorle amare, emissarie di un amore non ricambiato.
La risposta, cara Emma, è: non lo so. Non ne ho nessuna idea. Alla fine ha ragione Carver, in What we talk about when we talk about love: dovremmo avere l'umiltà di ammettere di non sapere di cosa stiamo parlando, quando parliamo d'amore. Nel racconto di Carver, il protagonista - Mel, un chirurgo - racconta una storia: due anziani hanno avuto un incidente automobilistico e, contro ogni aspettativa, se la sono cavati entrambi. Eppure, lui è triste, deperisce a vista d'occhio, si rifiuta di mangiare; questo perché il collare di gesso gli impedisce di girarsi e guardare la moglie, accertarsi che stia bene. Sapere che c'è, anche solo intravedendola con la coda dell'occhio.

La verità, cara Emma, è che io non ci ho mai capito niente, ma una cosa ti auguro: ti auguro di non crescere come me, esposta troppo precocemente a Jane Austen, alle sorelle Bronte, a Love Story di Erich Segal.
Non crescere in mezzo alle principesse. Non crescere coltivando la convinzione che l'amore sia insieme la più grande domanda e la risposta ultima, l'ultimo pezzo del puzzle, il bandolo della matassa, una forza risolutiva e salvifica, il faro verso il quale navigare.
Non cullarti nella certezza che un amore possa salvarti.
Impara a salvarti, da sola. Impara ad amarti, prima che amare. Maya Angelou, gigante della letteratura scomparso ieri, affermava di non fidarsi di chi diceva di amarla ma non amava se stesso, e che bisogna fare attenzione a una persona nuda che ti offre una camicia.
Impara ad essere indipendente, a cercare il tuo posto nel mondo. Coltiva la tua curiosità, la tua sete di conoscere, il tuo desiderio di viaggiare, di esplorare, di ridere, di buttarti a capofitto in nuove esperienze.
Impara ad abbracciare il nuovo come se fosse un amico benevolo, non un nemico dal quale diffidare.
Solo così potrai essere pronta all'amore, senza bruciare nessuna tappa, senza rimpianti. Solo così potrai cercare di imparare ad amare.
Solo così potrai innamorarti dell'amore.

Prima di andarsene con la mamma, Emma si è girata e mi ha detto: "io comunque non ce l'ho un fidanzato, e nemmeno mi interessa".

Way to go, girl.