mercoledì 23 aprile 2014

L'odore acre di alcuni ricordi






Un ristorante di pesce in una piccola località balneare fuori stagione, in una giornata di fine aprile straordinariamente piovosa.
La vernice gialla sbiadita, il senso generale di abbandono. La sala delle feste chiusa, le tende tirate, l'odore acre di disinfettante dei bagni.
Il giardino spelacchiato, il Nettuno della fontana senza naso e senza metà braccio, muschio dove un tempo zampillava l'acqua.
E, a tradimento, dietro l'arco di rampicanti sempre più radi, spunta la testa riccioluta di un bambino taciturno, che cerca a stento di trattenere le risate e invoca la complicità della sorella perchè l'aiuti a non essere trovato dall'altro fratello, alto, allampanato, occhialetti neri e pelle olivastra.

Era il ristorante delle Pasquette e il ristorante delle domeniche in cui la mamma non aveva voglia di cucinare, o voleva regalare loro un'avventura, una gita al mare inaspettata e immotivata. Era il ristorante di quando la nonna ritirava la sua magra pensione, e voleva celebrare offrendo ai nipoti un gelato sempre nello stesso posto, il posto che portava il nome di un pirata ed era gestito da un omone paonazzo con la barba lunga color ruggine. I tre pensavano che l'uomo doveva essere davvero stato un pirata, e doveva essere pieno di tatuaggi sotto la sua polo.
Era il ristorante delle passeggiate al mare fuori stagione, chè il mare è più bello agli inizi di primavera, quando la brezza è ancora pungente e mi raccomando, bambini, non avvicinatevi troppo all'acqua. Ma la marea ha creato una specie di laghetto e il più piccolo non può proprio esimersi dalla tentazione di andarvi a pescare col suo bastone, finendovi dentro, costringendo la truppa a un rientro forzato, coi suoi calzoncini e calzini come vessilli sospesi dai finestrini chiusi, fatti volare via da una folata di vento dispettoso in piena statale, tra l'ilarità generale. Risate, risate fino a quando fa male la pancia, forse anche a causa dei gusti coloratissimi sperimentati nella gelateria del pirata - puffo verde, nuvola azzurra, big babol.

Cosa resta di quei tre bambini, di quelle risate che facevano male alla pancia e bene al cuore e di quelle gite al mare fuori stagione. Della sabbia nelle scarpe, delle collezioni improbabili di conchiglie che non si potevano assolutamente buttare, dei da grande farò e da grande sarò e da grande andrò e poi.

Cosa resta di quel ristorante in quella località balneare fuori moda, a parte le crepe nel muro, l'odore di chiuso della sala delle feste, l'odore acre di disinfettante dei bagni, l'odore pungente di una nostalgia lontana, un nodo alla gola, una lacrima solitaria per cose passate troppo in fretta e lontane, così lontane nel tempo e nello spazio - cose avvenute forse a qualcun altro, o forse semplicemente sognate, in pigre domeniche fuori stagione in oscure località balneari che forse non sono mai esistite, o forse non esistono più.

martedì 22 aprile 2014

What we talk about when we talk about love




Di cosa parliamo quando parliamo d'amore? Me lo chiedo anch'io, sempre più spesso, del tutto incapace di darmi una risposta, intellettualizzando l'idea di amore fino a farne un concetto astratto, un ideale del tutto avulso dalla realtà, che rischierebbe di passare dalla poesia alla prosa nel tran tran del quotidiano. Un fiore troppo bello e raro e profumato per essere colto, destinato a una teca, e a essere rimirato da lontano, agognato per tutta la vita, senza mai essere posseduto davvero, nè tantomeno conosciuto. Insomma, io ho le idee piuttosto confuse.
Ma Raymond Carver, beh, lui è Carver.
Nell'ultimo racconto della raccolta omonima, What we talk about when we talk about love, Carver si fa beffa della pretesa di sapere, di conoscere, di comprendere poi davvero di cosa si parli, quando si parla d'amore.
Ne ride, ghigno peggio del gatto di Cheshire, davanti a una bottiglia di pessimo gin tonic con ghiaccio e lime. Perchè noi non possiamo sapere, e loro non possono sapere. Loro sono i protagonisti del racconto, due coppie: Mel e Terri, Nick e Laura.
Nick e Laura sono la coppia perfetta, ancora in fase luna di miele: hanno la sfrontata arroganza di non doverlo spiegare, l'amore, perchè loro sono l'amore, con la certezza spavalda di chi non si fa troppe domande, con i loro sguardi ammiccanti e complici, i loro gesti. Il loro toccarsi, cercarsi, trovarsi, trovarsi senza cercarsi, cercarsi per il solo gusto di cercarsi.
E poi ci sono loro, Mel e Terri, entrambi al secondo matrimonio. Mel odia l'ex moglie, al punto di evitare di telefonare ai loro figli solo per non rischiare di sentire la sua voce dall'altra parte della cornetta. Terri ha rischiato di essere uccisa dal suo ex compagno, Ed, dal suo amore assoluto, violento, possessivo, maniacale.
Eppure, candidamente, con una fede incorruttibile nei grandi amori, lei porta Ed come esempio d'amore. Ed, che l'ha picchiata fino a lasciarla quasi senza vita; Ed, che ha ingollato una generosa razione di veleno per i topi quando Terri se n'è andata, per essere poi salvato in corner; Ed, che dopo mesi di minacce nei confronti della neocoppia Mel-Terri si spara un colpo in bocca, alla Hemingway. E lei, Terri, è lì ad aspettare la morte con lui, a tenergli la mano nonostante sia in coma, perchè lui non ha nessuno a parte lei, e lei non vuole che Ed muoia da solo. Perchè anche questo è amore.
L'idea che Terri ha dell'amore, passionale, assoluto, anche distruttivo, purchè sia amore, si scontra con l'idea che ne ha Mel, che si chiede dove sia potuto andare a finire tutto l'amore che nutriva per la sua ex-moglie, e che, alquanto cinicamente, osserva che tutti loro hanno amato prima di sposare i rispettivi compagni, e, nel caso in cui dovessero perderli, continuerebbero comunque a respirare, mangiare, vivere insomma, e, dopo un certo periodo di tempo, riprenderebbero ad amare.
Tuttavia, Mel non è disposto a gettare la spugna così facilmente: vuole raccontare una storia per dimostrare che "it ought to make us feel ashamed when we talk like we know what we're talking about when we talk about love" (dovremmo vergognarci quando parliamo come se sapessimo di cosa parliamo quando parliamo d'amore).
Mel è un dottore, e, una notte, arriva in ospedale una coppia d'anziani gravemente ferita a seguito di un incidente stradale. Sono plurisettantenni, con fratture multiple e lesioni interne, e poche speranze di sopravvivenza. Il caso più critico è la moglie, che riesce però a sopravvivere. Mel va a visitarli ogni giorno, e non riesce a capire perchè il marito sia sempre più depresso. Un giorno si avvicina all'anziano signore e lui glielo spiega: è depresso perchè non può muovere il collo a causa del gesso, quindi non può girarsi verso sua moglie e guardarla.

Carver lancia una provocazione: nessuno può definire o delimitare l'amore, nessuno può tracciarne i confini. Possiamo solo ammetterne di non saperne nulla, accettare l'affascinante, ineluttabile mistero, mentre fuori si fa sempre più buio e la notte  si porta via le ultime parole e il ghiaccio si è ormai totalmente sciolto nel bicchiere di gin da quattro soldi.

(Ecco, io potrò non saperne niente di amore, ma mi piace pensare che sia qualcosa di simile a quello raccontato nella storia dell'anziana coppia e degli sguardi mancati).




lunedì 14 aprile 2014

Le piaceva scrivere.

"I write because you exist." - Michael Faudet"






Le piaceva scrivere.

Non è del tutto esatto: scrivere per lei era un imperativo categorico, un diktat morale, un appuntamento ineluttabile con la sua coscienza, un tête-à-tête col suo introverso e bizzarro mondo interiore.

Scriveva storie tenui, dai colori sfumati - spiagge bianche da lungo tempo dimenticate, occasioni perdute, momenti spezzati.

Scriveva del panico che spesso l'attanagliava, dell'insonnia che la teneva sveglia a combattere coi suoi demoni, delle persone che aveva perduto, della se stessa che aveva dimenticato.

Scriveva perché in fondo non era capace di viverla, la vita, e allora preferiva osservarla da fuori, da dietro il finestrino polveroso di un treno senza nessuna destinazione. Scriveva perché in fondo non era capace di viverlo, l'amore, un concetto astratto e intellettuale troppo elevato e ideale per potersi far sfiorare dalla prosa della quotidianità. E allora lo ritrovava nei romanzi russi, e lo relegava nelle poesie e nelle storie senza lieto fine.

Si sentiva in colpa quando non scriveva, perché evitava di guardarsi allo specchio, e quando lo faceva, perché non aveva il coraggio di scrivere tutta la verità. Perché la verità faceva male, spesso, e metteva a nudo, sempre, lasciandola inerme e indifesa come un pulcino bagnato.



Scriveva per raccontare storie.


Scriveva per raccontarsi storie (a volte, le proprie).


Scriveva per immaginare finali diversi.


Scriveva perchè mettere pensieri, emozioni, eventi nero su bianco svolgeva una funzione catartica, e la aiutava a mettere ordine.


D'altro canto, mettere le cose nero su bianco le faceva paura. Perchè diventavano reali. Perchè cominciavano a vivere di vita propria. Perché non si potevano piu' ignorare: per quanto facessero male erano lì, indesiderate, incontrovertibili. Ineluttabili.


Non era facile scrivere di sè (c'era sempre l'imbarazzo delle prime persone) e scrivere di quelle poche, pochissime cose che le stavano veramente a cuore.

Non era facile scrivere di persone che l'avevano toccata fino a marchiarla, di eventi che la trascinavano verso il passato anzichè proiettarla verso il futuro (So we beat on, boats against the current, borne back ceaselessly into the past: così Fitzgerald conclude il suo Gatsby).


Sempre Fitzgerald aveva scritto: what people are ashamed of usually makes a good story. Le cose di cui si vergognava, di cui non riusciva a parlare, né tantomeno a scrivere, erano solitamente le storie più interessanti, più sofferte. Più autentiche. Più oneste. Più sincere. Più vere.



Scriveva senza perché e senza però, senza aspettarsi che qualcuno fosse interessato alle sue parole, ne'che le leggesse mai. Scriveva messaggi in bottiglia, affidandoli a maree nascoste, invisibili, misteriose.



Sperando qualcuno li trovasse, prima o poi.






 


martedì 8 aprile 2014

100 books to read (BBC docet)




Troppi libri, troppo poco tempo. Ma quali sono i libri indispensabili per la formazione di ogni lettore che voglia definirsi tale? La BBC ha chiesto ai suoi utenti di scegliere i 100 libri da leggere assolutamente, senza se e senza ma, almeno una volta nella vita. A seguito dell'elenco, ha affermato che il lettore medio legge circa dei libri di questo elenco. Ve lo propongo qui di seguito (in grassetto i libri che ho letto, in corsivo quelli che ho iniziato a leggere ma non ho terminato).

1. The Lord of the Rings, JRR Tolkien
2. Pride and Prejudice, Jane Austen
3. His Dark Materials, Philip Pullman
4. The Hitchhiker's Guide to the Galaxy, Douglas Adams
5. Harry Potter and the Goblet of Fire, JK Rowling
6. To Kill a Mockingbird, Harper Lee
7. Winnie the Pooh, AA Milne
8. Nineteen Eighty-Four, George Orwell
9. The Lion, the Witch and the Wardrobe, CS Lewis
10. Jane Eyre, Charlotte Brontë
11. Catch-22, Joseph Heller
12. Wuthering Heights, Emily Brontë
13. Birdsong, Sebastian Faulks
14. Rebecca, Daphne du Maurier
15. The Catcher in the Rye, JD Salinger
16. The Wind in the Willows, Kenneth Grahame
17. Great Expectations, Charles Dickens
18. Little Women, Louisa May Alcott
19. Captain Corelli's Mandolin, Louis de Bernieres
20. War and Peace, Leo Tolstoy
21. Gone with the Wind, Margaret Mitchell
22. Harry Potter And The Philosopher's Stone, JK Rowling
23. Harry Potter And The Chamber Of Secrets, JK Rowling
24. Harry Potter And The Prisoner Of Azkaban, JK Rowling
25. The Hobbit, JRR Tolkien
26. Tess Of The D'Urbervilles, Thomas Hardy
27. Middlemarch, George Eliot
28. A Prayer For Owen Meany, John Irving
29. The Grapes Of Wrath, John Steinbeck
30. Alice's Adventures In Wonderland, Lewis Carroll
31. The Story Of Tracy Beaker, Jacqueline Wilson
32. One Hundred Years Of Solitude, Gabriel García Márquez
33. The Pillars Of The Earth, Ken Follett
34. David Copperfield, Charles Dickens
35. Charlie And The Chocolate Factory, Roald Dahl
36. Treasure Island, Robert Louis Stevenson
37. A Town Like Alice, Nevil Shute
38. Persuasion, Jane Austen
39. Dune, Frank Herbert
40. Emma, Jane Austen
41. Anne Of Green Gables, LM Montgomery
42. Watership Down, Richard Adams
43. The Great Gatsby, F Scott Fitzgerald
44. The Count Of Monte Cristo, Alexandre Dumas
45. Brideshead Revisited, Evelyn Waugh
46. Animal Farm, George Orwell
47. A Christmas Carol, Charles Dickens
48. Far From The Madding Crowd, Thomas Hardy
49. Goodnight Mister Tom, Michelle Magorian
50. The Shell Seekers, Rosamunde Pilcher
51. The Secret Garden, Frances Hodgson Burnett
52. Of Mice And Men, John Steinbeck
53. The Stand, Stephen King
54. Anna Karenina, Leo Tolstoy
55. A Suitable Boy, Vikram Seth
56. The BFG, Roald Dahl
57. Swallows And Amazons, Arthur Ransome
58. Black Beauty, Anna Sewell
59. Artemis Fowl, Eoin Colfer
60. Crime And Punishment, Fyodor Dostoyevsky
61. Noughts And Crosses, Malorie Blackman
62. Memoirs Of A Geisha, Arthur Golden
63. A Tale Of Two Cities, Charles Dickens
64. The Thorn Birds, Colleen McCollough
65. Mort, Terry Pratchett
66. The Magic Faraway Tree, Enid Blyton
67. The Magus, John Fowles
68. Good Omens, Terry Pratchett and Neil Gaiman
69. Guards! Guards!, Terry Pratchett
70. Lord Of The Flies, William Golding
71. Perfume, Patrick Süskind
72. The Ragged Trousered Philanthropists, Robert Tressell
73. Night Watch, Terry Pratchett
74. Matilda, Roald Dahl
75. Bridget Jones's Diary, Helen Fielding
76. The Secret History, Donna Tartt
77. The Woman In White, Wilkie Collins
78. Ulysses, James Joyce
79. Bleak House, Charles Dickens
80. Double Act, Jacqueline Wilson
81. The Twits, Roald Dahl
82. I Capture The Castle, Dodie Smith
83. Holes, Louis Sachar
84. Gormenghast, Mervyn Peake
85. The God Of Small Things, Arundhati Roy
86. Vicky Angel, Jacqueline Wilson
87. Brave New World, Aldous Huxley
88. Cold Comfort Farm, Stella Gibbons
89. Magician, Raymond E Feist
90. On The Road, Jack Kerouac
91. The Godfather, Mario Puzo
92. The Clan Of The Cave Bear, Jean M Auel
93. The Colour Of Magic, Terry Pratchett
94. The Alchemist, Paulo Coelho
95. Katherine, Anya Seton
96. Kane And Abel, Jeffrey Archer
97. Love In The Time Of Cholera, Gabriel García Márquez
98. Girls In Love, Jacqueline Wilson
99. The Princess Diaries, Meg Cabot
100. Midnight's Children, Salman Rushdie

Tanti sono i titoli che aggiungerei (e sottrarrei) a quest'elenco, tante le wishlist, i libri iniziati e mai finiti (le mie nemesi sono Il nome della Rosa e Guerra e Pace). Ma poi mi ricordo che leggere è la cosa che amo più al mondo, e che mi deve emozionare, e mi deve divertire, e mi deve far sognare. E mi dico che in fondo va bene così, che parte del suo fascino e della sua bellezza risiedono nella sua incompiutezza, nel sapere che non vi sarà mai un limite ai libri che vorrei leggere, che vorrei comprare, che vorrei rileggere e sottolineare fino a consumarli. E che grazie ai libri ho vissuto nella Russia di fine '800, ho viaggiato per gli States della fine dello schiavismo, del proibizionismo, della beat generation.
 E mi dico che, in fondo, va bene così.