mercoledì 20 agosto 2014

Un'ora con..Alessandra di Una lettrice

Dopo la chiacchierata virtuale con Giulia di The Blooker, è la volta di un'altra delle mie blogger preferite: Alessandra di Una lettrice, paladina di  #libribelli, posti da favola dove leggere, alla costante ricerca di attimi di inattesa, incalcolabile felicità. Ed è stata veramente una bella chiacchierata, come se fossimo state sedute in una sala da tè una di fronte all'altra e non a centinaia di km di distanza, a dimostrazione del fatto che, nonostante abusi, soprusi e fraintendimenti, la rete unisce, davvero, e affacciarsi alla propria finestrella virtuale paga, perché si possono incontrare spiriti affini, anime belle, compagni di sbronze, di merende e di letture.




Genesi di Una lettrice

Una lettrice nasce nel marzo del 2013 a seguito di un gruppo di lettura reale (si, la regia mi conferma esistono ancora..e sono di una bellezza confortante. Pensate al Bookeater club di Zelda was a writer...). Il gruppo di lettura era nato sul social network Anobii, dove le recensioni dei libri letti venivano pubblicate.
Tuttavia, le recensioni su Anobii sono accessibili solo agli altri utenti iscritti; quando il profilo twitter di Alessandra ha iniziato a crescere, molti follower non iscritti ad Anobii hanno iniziato a chiederle consigli su questo o quel libro. Ergo, Alessandra ha deciso di portare le sue recensioni (o i suoi commenti, come ama definirli) fuori da Anobii e di dare vita ad un blog.
Il suo profilo Anobii vanta più di 400 libri e molti commenti, quindi la nostra prode lettrice ha deciso di non riportarli tutti pedissequamente, ma di effettuare una selezione: nasce così #libribelli.

#LIBRIBELLI

Scrive Alessandra nel suo blog:

Bello è una parola svuotata di ogni significato, ma nell’accezione in cui la uso nel tag #LIBRIBELLi significa “libri che vale la pena leggere”.
In Italia in media si pubblicano 61mila titoli all’anno, cresce il fenomeno del selfpublishing e è difficile orientarsi. Io, che sono una lettrice quasi di professione, ho trovato e trovo difficoltà nel momento in cui mi chiedo “e ora, cosa leggo?”. Ho sviluppato negli anni un’abilità nel capire in primis quali libri non leggere.
Ho pensato, di contro, di categorizzare con #LIBRIBELLI quelli che vale la pena leggere.


Potere trovare l'elenco di #LIBRIBELLI (in costante aggiornamento) e le relative recensioni qui.

Lector in fabula

Alessandra nasce praticamente lettrice: cresce in una casa stracolma di libri, i suoi genitori sono due accaniti lettori. La nostra eroina sostiene sostiene che non ci sia miglior insegnamento che il comportamento: ha iniziato a leggere per imitazione e la lettura è diventata presto una fedele compagna, permettendole di evadere dalla noia del quotidiano casa-scuola, visitando posti lontani, conoscendo nuove epoche storiche, immergendosi in nuove realtà, assaporando sentimenti sconosciuti. Sostiene Alessandra (sostiene):
La lettura è sempre stata una mia amica, anche se non credo che i libri contengano la verità.
Alessandra non ha libri del cuore, o meglio, ne ha avuti diversi in ogni fase della sua vita: Le cronache di Narnia di C.S. Lewis da bambina, Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen da adolescente, Lettere a Lucilio (sull'amicizia) di Seneca da ventenne. Il libro per i trenta le manca, perché è diventata trentenne da pochissimo ;)
I libri che consiglia per l'ombrellone (o l'aereo, o la campagna, o la montagna, o la pausa pranzo per chi non è in ferie) sono:
1. Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas, per sognare
2. I Middlestein di Jami Attenberg
3. La storia di un matrimonio di Andrew Sean Green
4. Tokyo orizzontale di Laura Messina
5. A neve ferma di Stefania Bertola

Una lettrice in cerca di personaggio

Tutte le volte che apre un libro, Alessandra vi ritrova un pezzetto di se stessa. Inoltre, si professa troppo mutevole e camaleontica per immedesimarsi in un solo personaggio.
E' un po' come per i tatuaggi: come Alessandra non crede che potrebbe farsene uno e vivere tutta la vita rinchiusa dentro un solo disegno, così non riesce a racchiudere tutta la sua esperienza di lettrice dentro un unico personaggio. Finora ;)


Una lettrice e la scrittura

Alessandra scrive.
Scrive sul blog. Scrive email alle persone care. Scrive post it per il suo ragazzo. Scrive biglietti d'auguri e scrive lunghissimi elenchi puntati sulla sua moleskine. Scrive molte e-mail di lavoro e ha scritto 45000 tweet.
Scrive un sacco di whatsapp, ma solo a sua sorella.
Soprattutto, Alessandra si definisce - con quella semplicità e modestia che ho imparato a scoprire e ad apprezzare, nei limiti del remoto - una lettrice.
Una ragazza che ha fatto dei libri sia la sua professione - imparando anche come nascono, come si fanno in modo concreto - che la sua passione.
Una lettrice, felice del fatto che i suoi amati libri le abbiano dato la possibilità di conoscere persone nuove. Persone belle. Persone che amano i libri.

Una lettrice e i social

Alessandra è molto social ;) (e al tempo stesso molto riservata: sembra un ossimoro, ma non lo è, e anch'io ne sono la testimonianza vivente).
Ha account un po' ovunque: oltre ai già citati Twitter e Anobii, ama Pinterest (sbirciate il suo board "esprimi un desiderio": è adorabile!) ed è attiva su Facebook e LinkedIn.
Le piace essere parte attiva sui social e scrivere qualcosa di suo, invece di essere parte passiva che osserva e critica: a sentire Alessandra, per fare la vecchietta affacciata alla finestra che spia i ragazzi che si baciano per strada mancano ancora almeno 50 anni;P
Questo non significa che condivide tutto di sè, anzi; come si è detto prima, è estremamente riservata e pronta a condividere solo alcune sfere della sua vita, l'amore per i libri e per la lettura in primis.

Nel blogroll di Alessandra.....

- fuck you very much (non lasciatevi trarre in inganno dal titolo: è un blog di fotografia ;)
- All things stylish, un blog di fotografia, arte e stile, dai colori tenui e delicati, di sogno;
- The tao of Dana, il bog di una ragazza americana che si occupa di feng shui e positività;
- il mitico Brain Pickings di Maria Popova (ne abbiamo parlato anche qua e qua)

..insomma, la fanciulla ha una sezione feedly molto ricca e variegata! Qui trovate un elenco più esaustivo dei blog Alessandra - approved.

Una Lettrice e la poesia

La soave fanciulla si è innamorata di Neruda quando viveva in Spagna, e non l'ha più mollato. Ama a pari merito - e consiglia - le Odi elementari e Venti poesie d'amore e una canzone disperata.

Progetti in cantiere

1) Il progetto sulla felicità
Da un po' di tempo, Alessandra ha iniziato e leggere e a indagare il concetto di felicità. Prima ha sperimentato - per gioco - il progetto #100happydays . Quando quest'ultimo è terminato, con sua grande soddisfazione, ha deciso di impegnarsi a cercare ogni giorno un momento felice: una sorta di gioco della felicità, che - fortunatamente - di Pollyanna ha ben poco :)

2) Space clearing e decluttering
Sono due iniziative volte a liberare spazio fisico in casa, in ufficio in macchina et alia, per dare modo ad altre cose di entrare. Cose nuove. Cose belle. Cose che verranno :) (lasciando sempre un angolino libero per l'inatteso, l'inaspettato, il sorprendente)
Dice Alessandra a proposito di questo suo progetto:
Decluttering significa liberare spazio. è una cosa fisica: nel senso che tendiamo ad accumulare troppi oggetti che non usiamo e ciò blocca le energie di crescita e di positività. Si tratta di imparare a lasciar andare. Ho fatto molta beneficenza e ho regalato oggetti, libri, vestiti, un quadro. ma è anche una cosa mentale. Io per esempio ho fatto decluttering della parola dovrei.
Ho iniziato ad osservare quando la uso e ho inizato a sostituirla con Potrei o Vorrei. ti cambia la prospettiva delle cose che fai ed è molto liberatorio. Insomma queste pratiche servono per accumulare benessere.
Imparare a lasciar andare...sarei la prima a dovermi ispirare ad Alessandra, io che vivo nel passato e non butto via proprio niente..
Potete leggere i post di Alessandra sulla felicità qui e sul decluttering qui.

Happy reading con Una lettrice!

sabato 16 agosto 2014

Raw with love (l'amore secondo Bukowski)





Little dark girl with
kind eyes
when it comes time to
use the knife
I won't flinch and
I won't blame
you,
as I drive along the shore alone
as the palms wave,
the ugly heavy palms,
as the living does not arrive
as the dead do not leave,
I won't blame you,
instead
I will remember the kisses
our lips raw with love
and how you gave me
everything you had
and how I
offered you what was left of
me,
and I will remember your small room
the feel of you
the light in the window
your records
your books
our morning coffee
our noons our nights
our bodies spilled together
sleeping
the tiny flowing currents
immediate and forever
your leg my leg
your arm my arm
your smile and the warmth

of you
who made me laugh
again.
little dark girl with kind eyes
you have no
knife. the knife is
mine and I won't use it
yet. 



Ci sono poesie che sono ferite aperte e ogni verso getta un po' di sale nel taglio.
Ci sono poesie che appartengono a tutti, perchè parlano un linguaggio semplice e diretto.
Ci sono poesie che sono come strali, perchè sono nude. Perchè sono vere.
C'è Charles Bukowski, e ci sono notti che arrivano accompagnate da una malinconia pertinace, che si attacca alla pelle come l'afa di agosto, quell'afa che contiene già in grembo la promessa delle piogge di fine estate che verranno e porteranno via con sè la sabbia dai teli da mare, insieme a ricordi di cose che sono state e non sono più. Cose che potevano essere e non saranno mai.
C'è Bukowski, e c'è una ragazzina dagli occhi profondi e gentili, e c'è l'impossibilità di viverlo nel momento, l'amore, perchè c'è la consapevolezza che finirà, che andrà via, come il solleone di agosto che si scioglie nelle piogge di settembre torrenziali e piangenti di cardarelliana memoria.
C'è un coltello, perchè l'amore è una lama sottile e affilata, che può facilmente ferire anche le pelli più dure.
C'è l'amore, e ci sono gli amanti, separati e tenuti insieme dalla promessa e dalla minaccia di questa lama sospesa nel mezzo, prigionieri del dilemma dei porcospini di Schopenauer:  se si avvicinassero troppo, se decidessero di vivere come un'entità sola, gli aculei dell'uno infliggerebbero sicuramente dolore all'altro, e viceversa. E allora l'amore diventa una sorta di balletto, un avvicinarsi allontanarsi riavvicinarsi prendersi riprendersi lasciarsi, dilaniati da una parte dalla paura di soffrire, dall'altra dalla paura della perdita, del vuoto, della solitudine, ottenebrati dall'immensità di questa dipendenza fisica e intellettuale, fatta di carne e sogni, di pelle e pensieri, di sangue e sudore.
C'è l'amore che è un'arma a doppio taglio, fatta di beatitudine e di solitudine.
Se la ragazzina usasse il coltello contro Bukowski, quest'ultimo non batterebbe ciglio, nè l'accuserebbe, perchè guiderebbe già nelle ramblas di chi sa che ha già perso in partenza, sospeso in una terra di mezzo costeggiata di palme brutte perchè pesanti, brutte perchè in qualche modo delimitano un orizzonte brumoso, senza confini, che limiti non dovrebbe avere perchè è una terra di nessuno, una regione dove i vivi non arrivano e i fantasmi dei morti (degli amori persi e finiti? delle cose che avrebbero potuto essere e non saranno mai?) non vogliono proprio saperne, di andarsene.
E' la terra di passaggio di tutti coloro che hanno perso un amore e camminano alla cieca, avanzando a tentoni, nella nebbiolina dell'oblio.
No, Bukowski non ce l'avrebbe con la morettina dagli occhi gentili: userebbe il suo tempo in questa terra di nessuno per ricordarla, centimentro per centimetro. Ricordare le labbra scorticate dall'amore, i baci crudi. Ricordare come lei gli avesse dato tutto quello che aveva e lui, in cambio, solo quello che gli era rimasto, o meglio, quello che di lui era rimasto.
Ricorderebbe questa ragazza minuta nella sua camera, la luce del mattino che penetrava tra le fessure delle imposte, la stanza infestata da un amore crudo, nudo, puro, essenziale.
Ricorderebbe tutto quello che la definiva: i suoi libri, i suoi dischi, la sua presenza minuta nella sua piccola stanza.
Ricorderebbe tutto quello che li definiva: i loro caffè mattutini, il loro mezzogiorno e la loro notte, quando il braccio di lei era il braccio di lui, quando c'era una confusione di gambe di arti di respiri di sudore di pelle. Quando quell'amore duro, nudo, scorticato era una questione di centimetri di pelle e di correnti. Quando il sorriso di lei gli aveva insegnato a ridere, di nuovo.

No, Bukowski non le serberebbe rancore. Perchè l'amore è un'arma a doppio taglio, e forse il coltello per tagliare quel filo sottile che sono loro due non è nelle piccole mani di lei, ma nelle mani sofferte e forti di lui. Che lo userà, perchè sa che quello che lo aspetta è quel viale alberato senza inizio nè fine, che ha come partenza la fine e come arrivo la solitudine, passando attraverso il lungo tunnel dell'oblio.
Lo userà, ma non ancora. Perchè in fondo, l'amore è una nebbia che si dissolve al mattino. Per essere più precisi, è una nebbiolina combustibile che brucia con le prime luci del mattino, sostiene Bukowski, sostiene:

Love is kind of like when you see a fog in the morning, when you wake up before the sun comes out. It’s just a little while, and then it burns away… Love is a fog that burns with the first daylight of reality.

E ancora, sostiene:

If there are junk yards in hell, love is the dog that guards the gates.

Se ci fossero discariche di rottami all'inferno, l'amore sarebbe il cane che ne sorveglia i cancelli. Perchè l'amore è un cane dall'inferno, sostiene Bukowski, sostiene. 

 

domenica 10 agosto 2014

#libriinvaligia4: Un pugno di classici da (ri)leggere sotto l'ombrellone


I classici sono libri che esercitano un'influenza particolare sia quando 
s' impongono 

come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria 

mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale.

Italo Calvino








E se quest'estate, invece del blockbuster di turno, mettessimo in valigia un pugno di buoni classici, da leggere e/o rileggere?
Ecco una manciata di proposte (trovate le altre puntate di #libriinvaligia qui, qui e qui):










- Emma, ovvero la celeberrima Emma Woodhouse nata dalla penna di Jane Austen, la ragazza che crede di sapere tutto sull'amore e sul match - making e riceve invece un paio di spiacevoli sorprese: spezza il cuore per ben due volte alla sua protetta, la giovane e inesperta Harriet Smith, e rischia di spezzare il suo. Su consiglio di Emma, Harriet rifiuta infatti la proposta dell'onesto e innamorato Martin e finisce per innamorarsi dell'unico uomo per cui l'indipendente, altezzosa Emma abbia mai provato qualcosa, Mr Knightley. Da affiancare alla brillante serie Emma approved, prodotta da Pemberley Digital (che ha prodotto anche la famosa serie The Lizzie Bennet Diaries, che a sua volta è diventata un libro alquanto spassoso), per una rilettura in chiave moderna e frizzante dei classici di Aunt Jane;





- Anna Karenina di Lev Tolstoj, la donna tranciata non solo dalle rotaie di un treno, ma anche e soprattutto dal conflitto dovere - volere, dalla contrapposizione madre/donna, dal ruolo marginale affidatole da una società che le porta via il grande amore della sua vita, suo figlio Serioza, lasciandola vuota a perdere, piena di rabbia e dolore nei confronti di se stessa, del mondo, del frivolo e incostante amante, Vronskij (recensione completa qui). Da affiancare al coraggioso adattamento cinematografico di Joe Wright, con una Keira Knightley in splendida forma (più informazioni qui);





- Cime tempestose di Emily Bronte, la celeberrima storia d'amore tra la bella e capricciosa Cathy e l'oscuro, misterioso Heathcliff, che si perdono tra le lande desolate e le brughiere brumose dello Yorkshire, fino a immedesimarsi nel paesaggio, fino a diventare il paesaggio stesso, quelle cime tempestose del titolo che li dividono in vita per ragioni sociali ed economiche (e mancanza di coraggio) e li vedono riuniti dopo la morte, fantasmi per mano sotto la luce tenue della luna piena. E' una tappa imprescindibile dell'educazione sentimentale di ogni lettore, quindi non saltatela, facendovi scoraggiare da orrende copertine alla Twilight come quella proposta da Harper Collins, anche perchè Bella non direbbe mai di Edward quello che Cathy dice del suo Heathcliff alla fedele governante Nellie:
Le mie grandi sofferenze in questo mondo sono state quelle di Heathcliff, e le ho viste e vissute tutte fin dal principio; il mio pensiero principale nella vita è lui. Se tutto il resto morisse, e lui rimanesse, io continuerei ad esistere; e se tutto il resto continuasse ad esistere e lui fosse annientato, l'universo si trasformerebbe in un completo estraneo: non ne sembrei parte. – Il mio amore per Linton è come il fogliame nei boschi: il tempo lo cambierà, ne sono consapevole, come l'inverno cambia gli alberi. Il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce eterne che stanno sotto quegli alberi: una fonte di piacere ben poco visibile, ma necessaria. Nelly, io SONO Heathcliff! Lui è sempre sempre, sempre nella mia mente: non come una gioia, non più di quanto io lo sia per me stessa, ma come il mio stesso essere. Quindi non parlare più di separazione: non è possibile.
Da affiancare  al sempreverde adattamento cinematografico del 1992, con una splendida Cathy/Juliette Binoche;






- Dell'amore e di altri demoni di Gabriel García Márquez, la desolata epopea di una ragazzina dai lunghissimi capelli ruggine creduta vittima di possessione demoniaca, Sierva María de Todos los Ángeles, e del giovane prete che dovrebbe salvarla, Cayetano Delaura, e che invece muore d'amore per lei, con lei, in un crescendo di sonetti di Garcilaso de la Vega, chè il demone più difficile da sconfiggere è proprio lui, l'amore. Da affiancare ad una bella antologia di Garcilaso de la Vega (una curiosità sul poeta che non poteva sfuggire ad una calabrese: è stato alcalde, cioè governatore, di Reggio Calabria nel 1534, ed è stato colui che ha dato forma propria e coerenza al rinascimento spagnolo);






- Lolita di Vladimir Nabokov, la storia dell'ossessione del triste professor Humbert per la ninfetta Dolores Haze, in arte Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Il libro ha conosciuto una storia editoriale travagliatissima: tacciato a più riprese di pornografia e pedofilia, è scampato a un tentativo di distruzione dello stesso Nabokov, che aveva buttato il suo manoscritto nelle fiamme, Per fortuna Vera, sua moglie ed eterna collaboratrice, ha sottratto a una fine infelice uno dei massimi capolavori delle letteratura moderna e contemporanea in lingua inglese: perché, non prendiamoci in giro, non si può bruciare (o censurare) un libro in cui il protagonista dice di Lolita
Vedete, io l'amavo. Era amore a prima vista, a ultima vista, a eterna vista
(e credetemi. in lingua originale è anche meglio. Un tripudio per i sensi di tutti i feticisti della lingua inglese). Da affiancare all'adattamento cinematografico di Kubrick (da evitare come peste invece l'adattamento del 1997 di Adrian Lyne, nonostante lo struggente tema finale di Ennio Morricone). Se invece volete approfondire le vicende dei Nabokov vi consiglio il bellissimo The Wives: The Women Behind Russia's Literary Giants di Alexandra Popoff, un ritratto accurato del pesante e complesso ruolo sociale e professionale ricoperto dalle mogli dei grandi scrittori russi: erano infatti stenografe, correttrici di bozze, consigliere fidate. Vera Nabokov aiutava Vladimir a preparare tutte le sue lezioni universitarie e a correggere i compiti degli studenti; inoltre sedeva in prima fila durante le sue lezioni, cosicché Vladimir immaginava di rivolgersi solo a lei. Un vero e proprio lavoro, insomma;





- Via col vento di Margaret Mitchell (no, aver visto venti volte il celeberrimo adattamento cinematografico non conta come scusa). Il libro offre un quadro storico della Guerra civile americana molto più approfondito; inoltre, è una sorta di Bildungsroman al contrario della protagonista, la mitica Rossella O'Hara, che all'inizio della vicenda è una civetta con tanti grilli per la testa e poche preoccupazioni, a parte l'ossessione per la mussolina verde e per Ashley Wilkes. Durante la guerra, Rossella perde entrambi i genitori e affronta con coraggio e durezza privazioni e umiliazioni, riuscendo a sfamare la sua famiglia e la moglie di Ashley, l'odiata Melly, e il loro bambino, Beau, che salva da morte sicura. Il personaggio subisce poi però un'involuzione: dopo la celebre promessa a Dio e a se stessa di non soffrire mai più la fame, Rossella diventa sempre più fredda, egoista, cinica, avida e calcolatrice. Soprattutto, continua a non conoscere e a non comprendere l'amore, scambiandolo per la sua infantile infatuazione per il bell'Ashley, totalmente diverso da lei per educazione, gusti e temperamento. Se Rossella avesse capito Ashley, non l'avrebbe mai amato; e se l'avesse davvero mai amato, avrebbe capito che erano troppo diversi per stare insieme e si sarebbe dedicata interamente al vero amore della sua vita, l'affascinante, onnipresente filibustiere Rhett Butler, che smette di amarla solo alla fine, stanco dei continui rifiuti di Rossella, stanco di non essere mai ricambiato.
Quando Rossella capisce di averlo sempre amato è ormai troppo tardi; ma la nostra eroina scaccia via anche questo problema, anche questo pensiero infelice recitando il suo eterno mantra, domani è un altro giorno.
Da affiancare alla lettura degli scritti giovanili della Mitchell, Before Scarlett: Girlhood Writings of Margaret Mitchell (disponibili solo in Inglese) e, per i più avventurosi, al sequel Scarlett, a cura di Alexandra Ripley (disponibile anche in traduzione italiana).





Buone letture estive, e ovunque siate (spiaggia, montagna, campagna, pausa pranzo) perdetevi sempre nell'incanto di una storia.






giovedì 7 agosto 2014

Perchè Stoner di John Williams è il libro più bello che leggerete quest'estate

"Confronted as we are by the mystery of literature, and by its inenarrable power, we are behooved to discover the source of the power and mystery. And yet, finally, what can avail? The work of literature throws before us a profound veil which we cannot plumb. And we are but votaries before it, helpless in its sway. Who would have the temerity to lift that veil aside, to discover the undiscoverable, to reach the unreachable? The strongest of us are but the puniest weaklings, are but tinkling cymbals and sounding brass, before the eternal mystery."
John Williams, Stoner






Le grandi, spassionate dichiarazioni d'amore non sono da me, non mi appartengono: ma quando mi innamoro, mi innamoro così, e spero che questo libro vi colpisca, vi avviluppi. vi porti via con sé come è successo a me per le ragioni che sto per spiegare in una lettera aperta al protagonista dell'omonimo romanzo di John Williams, William Stoner.

"Caro Stoner
all'inizio non mi stavi simpatico, nemmeno un po'. Per dirla tutta, non mi piacevi proprio. Ti vedevo così distaccato da tutto, da tutti, da te stesso, quasi come se osservassi la vita dai finestrini impolverati di un vagone di seconda classe ma non ti decidessi mai poi a viverla, lasciandoti trascinare dagli eventi e dalle decisioni altrui, per forza d'inerzia.
Caro Stoner, devo ammettere di aver letto le prime quaranta pagine della tua storia a fatica, recalcitrante, sbuffando e trascinandomi pagina per pagina, combattendo con la tentazione di lanciare il mio prezioso amatissimo Kindle contro il muro. Questo per farti capire quanto fossi arrabbiata con te, con la tua storia, innervosita ed esasperata dalla mancanza di eventi. Va bene, doveva essere una sorta di Bildungsroman il tuo, un romanzo di formazione senza eroe, ma con un antieroe come protagonista (e, credimi, gli antieroi e le antieroine mi stanno simpatiche, molto, e ne prendo le sorti violentemente a cuore): perché allora il tuo personaggio non conosceva almeno un'involuzione di qualche sorta, rimanendo piatto e sgonfio come un pancake senza lievito?
Dopo l'irritazione iniziale, ho iniziato a vederti. Vederti per davvero.
Ho visto questo giovane troppo magro e troppo alto, dinoccolato, a disagio con i suoi arti lunghissimi e le sue mani enormi, callose, da contadino. Mi piace immaginarti col mascellone alla Jacques Brel, gli zigomi leggermente sporgenti, il ciuffo ribelle di capelli rossicci, le sporadiche efelidi sul naso.
Ti ho visto il giorno in cui sei partito dal tuo paesino di campagna del Missouri, dalla fattoria dove avevi lavorato tutta la vita, perché tuo padre aveva deciso di farti studiare scienze agrarie all'università del Missouri, convinto che saresti riuscito ad imparare qualche nuova tecnica per rivoluzionare i metodi di semina e coltura della fattoria familiare.
Ti ho visto avviarti verso Columbia con le spalle incurvate, l'abito della domenica troppo grande per te, avvolto da quella sorta di mantello dell'invisibilità ricevuto in dono dalla tua condizione di figlio unico, dalla tua esistenza di bambino solitario, cresciuto con due persone troppo occupate a spaccarsi la schiena sui campi per perdere tempo in inutili smancerie.
Ho seguito distrattamente i primi due anni della tua vita universitaria, scanditi da esami di agraria e lavoro nei campi. Fino al momento in cui da crisalide sei diventato farfalla e, come la bella addormentata dopo il bacio del principe cieco e pazzo d'amore, ti sei risvegliato al suono delle parole di Archer Sloane, burbero professore di letteratura inglese, corso che eri obbligato a seguire. I corsi di chimica catturavano il tuo interesse nella solita maniera sporadica, distaccata, superficiale: ma il corso di letteratura inglese ti turbava e ti agitava tutto, dall'interno, come mai ti era successo in vita tua. Sotto l'influenza di Sloane, hai abbandonato agraria senza pensarci due volte e senza avvisare i tuoi, e hai studiato letteratura.
Alla tua domanda perchè? Sloane risponde, succintamente, quasi tautologicamente.
- But don't you know, Mr Stoner? Don't you understand about yourself yet? You are going to be a teacher .
- Are you sure?
- I'm sure.
- How can you tell? How can you be sure?
- It's love, Mr Stoner. You are in love. It's as simple as that.       

Eri innamorato delle parole, caro Stoner, del loro suono quando le mettevi insieme, delle infinite possibilità dell'espressione scritta e orale, dell'evoluzione della lingua nella storia. In breve, eri fregato, caro Stoner, e questo deve averlo visto anche tuo padre quando è venuto a Columbia per la tua laurea e tu gli hai annunciato, con distaccata nonchalance, che non saresti tornato a lavorare i campi, che saresti rimasto all'università:
- If you think you ought to stay here and study your books, than that's what you ought to do.

Anche tuo padre ha percepito l'ineluttabilità del tuo destino, la donchisciottesca incapacità di combatterlo.
Così sei rimasto a Columbia, e la tua solitudine ed inesperienza ti hanno fatto innamorare della prima creatura alta e snella, luminosa e aggraziata che hai avuto la sfortuna di conoscere: la fredda, borghese Edith, bellissima, algida, educata ad osservare soltanto la superficie di una società privilegiata senza mai volerla penetrare in profondità. Edith, dalle lenzuola fredde scoraggianti, che dopo averti dato la tua Grace  -la vostra unica figlia - si chiude in un'indifferenza totale, in un odio muto. Ma tu vai avanti con lo studio dell'Inglese medievale e allevi Gracie, una sottile, muta presenza fissa nel tuo studio di quasi scapolo; finché Edith diventa gelosa di questo rapporto esclusivo e te la porta via, cercando di farne una signorina per bene, costruendole una gabbia d'argento e zucchero che si rivelerà la causa della sua infelicità prima, della sua rovina poi.
Sul fronte accademico le cose non vanno poi tanto bene: non riesci ad essere l'insegnante che vorresti, percepisci come incolmabile il vuoto tra le tue conoscenze e il tuo modo di trasmetterle - piatto, annoiato, senza passione. Riesci perfino a inimicarti Hollis Lomax, il nuovo preside della facoltà di Inglese, perché non vuoi cedere alle logiche bullistiche di un apparato gerarchico e far promuovere un dottorando poco preparato, ma protetto da Lomax.
In tutto ciò arriva lei, un raggio di sole: Katherine Driscoll, una giovane dottoranda che ti fa conoscere, per la prima volta, l'amore; una complice, il cui ingresso nella tua vita illumina l'oscurità cavernosa della tua esistenza, facendoti intravedere per la prima volta le infinite possibilità di realtà alternative e felici.

Like all lovers, they spoke much of themselves, as they might thereby understand the world which made them possible.

Parlavate, tu e Katherine: prima della sua tesi, poi del vostro amore, presi dal'urgenza di definirvi, di contrapporvi a un mondo esterno ostile e impossibile. Cercavate di definire quello che eravate per negazione, definendo quello che non potevate essere.
Ti ho visto - vi ho visto - quell'unica settimana insieme in un cottage in montagna, quando Katherine, offuscata da oscuri presagi, ti ripeteva che avreste sempre avuto questa settimana insieme, a prescindere da tutto, a prescindere da quello che sarebbe successo.
Ti ho visto perdere la tua più grande battaglia contro Lomax quando quest'ultimo, approfittando dei pettegolezzi diffusisi nel campus, manda via Katherine, facendoti sprofondare nel buio di un'esistenza in cui non sei stato capace di scappare via con lei, di correre da lei, in cui a Edith non importava nulla del tuo tradimento, in cui Grace era così disperata da farsi mettere incinta dal primo idiota di passaggio pur di scappare di casa, rimanendo vedova nel giro di pochi mesi e precipitando nel girone dell'alcoolismo, la tua Gracie fatta di silenzi sottili che disegnava sul tappetino del tuo studio.
Ti ho visto ricevere il libro scritto da Katherine con quella dedica - a W.S.:

And the sense of his loss, that he had for so long damned within him, flooded out, engulfed him, and he let himself be carried outward, beyond the control of his will; he did not wish to save himself..But he was not beyond it, he knew, and would never be. Beneath the numbness, the indifference, the removal, it was there, intense and steady. it had always been there.

Ti ho visto piegarti in due dal dolore, ammettere per la prima volta che perdere Katherine era stata per te un'amputazione dalla quale non ti saresti mai ripreso:

He had, in odd ways, given to it every moment of his life, and had perhaps given it most fully when he was unaware of his giving. It was a passion neither of the mind nor or the flesh: rather, it was a force that comprehended them both, as if they were but the matter of love, its specific substance. To a woman or to a poem, it said simply: Look! I am alive!

Ti ho guardato combattere con orgoglio per ritardare il tuo pensionamento. Ti ho accompagnato dal dottore quando ti è stato diagnosticato il tumore ed era già troppo tardi e tu hai deciso di non dirlo a nessuno, nemmeno a Edith, nemmeno a quella figlia ormai troppo lontana nel tempo e nello spazio, incapace fino all'ultimo momento di dirti addio.
Ti ho visto combattere nel tuo lettino di morte l'enorme senso di fallimento ed inadeguatezza, la paura che la tua fosse stata una vita del tutto inutile, senza gloria né infamia, marcata dal cratere dell'insoddisfazione professionale, dalle immense lacune affettive ed emotive. E mi sono sentita così vicina a te, a quella paura fatta di rimorsi e rimpianti, davanti allo specchio impietoso di una vita così piccola ed insignificante, davanti al timore che il tuo passaggio sulla terra fosse stato così lieve che nessuno avrebbe nemmeno notato le tue orme, una volta andato via per sempre.

Mercilessly he saw his life has it must appear to another. Dispassionately, reasonably, he contemplated the failure that his life must appear to be. He had wanted friendship and the closeness of friendship that might hold him in the race of mankind; he had had two friends, one of whom had died senselessly before he was known, the other of whom had now withdrawn so distantly..He had wanted the singleness and the still connective passion of marriage; he had had that, too, and he had not known what to do with it, and it had died. He had wanted love: and he had had love, and had relinquished it, had let it go into the chaos of potentiality. Katherine, he thought. Katherine.

Nel delirio finale ti è tornata in mente lei, Katherine, quella dolce possibilità mai veramente realizzata. Mentre iniziavi a finire di soffrire e affrontavi la battaglia finale, da solo, mi sono seduta vicino a te, Stoner, in quella specie di solarium adibito a stanzetta quando Edith ti aveva scacciato dal talamo nuziale. Sono stata io a tenerti la mano mentre guardavi il tuo ultimo tramonto, e sono stata io a passarti il tuo unico libro, che giaceva lì, sul tavolino, coperto da una patina sottile di polvere e di oblio. 
Ho continuato ad osservarti mentre cercavi pezzetti di te tra le pagine ingiallite e ti ritrovavi proprio dove pensavi di non esserci, di perderti. Ho contemplato gli ultimi sprazzi di vita passare da te, Stoner, al libro, dal libro a te, Stoner, finché tu sei diventato il tuo libro e una parte di te ha continuato a vivere tra le pagine ingiallite, ben oltre l'ultimo respiro esalato da te, solitario professore. Tu vivrai lì, tra quelle pagine, per sempre".

John Williams, in una rara intervista rilasciata durante i suoi ultimi anni di vita, ha dichiarato che per lui Stoner era un eroe: aveva fatto quello che voleva fare della sua vita, amava quello che faceva e ne percepiva in certa misura l'importanza.

Soprattutto, Williams identifica quello che Stoner è con quello che Stoner fa, l'insegnante.
Il suo mestiere lo plasma, gli conferisce un'identità:
It's the love of the thing that's essential. And if you love something, you're going to understand it. And if you understand it, you're going to learn a lot. The lack of that love defines a bad teacher..

Amare quello che facciamo definisce ciò che siamo, ci conferisce una nuova indentità e una nuova consapevolezza di noi stessi. Tu sapevi chi eri perchè amavi ciò che eri, perchè ciò che eri coincideva con ciò che facevi, Stoner: l'insegnante. Per questo non sei solo un antieroe, per questo nella tua piccola esistenza sei stato un rivoluzionario, per questo non hai studiato imparato insegnato amato perso sofferto - in parole povere, vissuto - invano.