lunedì 4 marzo 2013

Se nessuno scrive più lettere d'amore. Un'iniziativa inter-blogger.

Al mio amico Bartleboom, che scrive lettere d'amore, e aspetta








Se nessuno scrive più lettere d'amore, un motivo ci sarà. E non si tratta della comunicazione 2.0, perchè, volendo, si potrebbero scrivere lunghe email. Anche se non è esattamente la stessa cosa, e c'è un enorme differenza nel fissare lo schermo del computer aspettando e nello scendere le scale a perdifiato, cuore in gola e farfalle nello stomaco, a controllare la cassetta della posta. O magari trovare messaggi inaspettati, sul tavolo della colazione, sul cuscino, tra le pagine di un libro, in un'agenda, nascosti tra fiori fragranti.

No, non si tratta della disponibilità di mezzi che assicurano comunicazioni veloci, economiche (in tutti i sensi, specie a livello di parole) e immediate. Si tratta piuttosto della paura di mettersi seduti di notte, avvolti dal silenzio, Cohen in sottofondo, e quell'immensità bianca che è la pagina davanti a noi. Che ci spinge a interrogarci, a metterci in discussione. Che ci confronta con domande scomode, situazioni ibride, verità nascoste, segreti che si cerca di dimenticare. Scrivere una lettera è mettersi a nudo, nel senso più vero e letterale del termine: è un gesto di vita (perchè le parole, quelle parole, le nostre parole iniziano a vivere nel momento esatto in cui l'inchiostro abbraccia sensualmente la carta) estremamente intimo, che ci lascia svuotati, vulnerabili, soli. Ma è anche un gesto catartico, che purifica la mente e il cuore. Soprattutto, è un piccolo gesto di amore assoluto.

In queste giornate invernali, così gelide che portano un po' di freddo dentro e qualche scheggia di ghiaccio nel cuore, sono andata a cercarmele, quelle lettere che nessuno mi ha scritto e che non ho mai scritto, in quel luogo dell'immaginario che contiene tutti gli io possibili, tutti gli eteronimi mai nati, labirinti di infinite possibilità: la letteratura.

The last letter from your lover di Jojo Moyes è basato sul ritrovamento di una lettera negli archivi del giornale per cui lavora da parte di Ellie, giornalista in crisi (sentimentale, esistenziale, professionale), innamorata senza speranza di un uomo sposato le cui intenzioni non comprende, perchè l'unico modo in cui lui comunica sono brevissimi, criptici sms. La frustrazione che Ellie prova per la mancanza di comunicazione la spinge ad interessarsi a questa lettera e a cercare di indentificarne mittente e destinatario, e scoprire così se la loro storia ha avuto un lieto fine o no. Se Anthony e Jennifer, i due amanti misteriosi, hanno potuto farcela, forse anche lei e John, l'uomo che ama, potranno stare insieme.
Nella prima lettera ritrovata da Ellie, Anthony (affettuosamente soprannominato Boot da Jennifer, dal personaggio di un romanzo di Evelyn Vaugh, John Courteney Boot, reporter come Anthony) dà un ultimatum a Jennifer, scrivendole di non sopportare più di saperla intrappolata in un matrimonio senza amore con un uomo che non rispetta le sue idee e le sue opinioni, per il quale lei non è altro che una trophy wife, meramente decorativa. La invita a scappare con lui, a trasferirsi a New York, a cominciare con lui una nuova vita:



I thought you were a fragile little thing, someone I had to protect. Now I realise I had us all wrong. You are the strong one, the one who can endure living with the possibility of a love like this, and the fact that we will never be allowed it.

I ask you not to judge me for my weakness. The only way I can endure is to be in a place I will never see you, never be haunted by the possibility of seeing you with him. I need to be somewhere where sheer necessity forces you from my thoughts minute by minute, hour by hour. That cannot happen here. I am going to take the job. I'll be on Platform 44, Paddington, at 7.15 on Friday evening, and there is nothing in the world that would make me happier than than if you found the courage to come with me.

If you don't come, I'll know that whatever we might feel for each other it isn't quite enough. I won't blame you, my darling. I know the past weeks have put an intolerable strain on you, and I feel the weight of that keenly. I hate the thought that I could cause you any unhappiness.

Know that you hold my heart, my hopes, in your hands.
Jennifer è innamorata delle parole di Boot. Ama il modo in cui lui riesce ad accarezzarla attraverso le sue lettere, a farle sentire unica, speciale. Messa con le spalle al muro, decide di abbandonare la gabbia di gelido marmo dorato in cui vive e di raggiungere Boot in stazione. Non arriverà mai in tempo, a causa di un incidente stradale in cui perde tutto, memoria compresa.

Cerca di riadattarsi alla vita con suo marito, Laurence, ma continua ad avvertire un senso di non appartenenza. Finchè comincia a ricordare, complice il ritrovamento della lettera di Boot appallottolata dentro un paio di collant. Ma Laurence le racconta che Boot è morto.



I swore I wouldn't contact you again. But six weeks on I feel no better. Being without you - thousand of miles from you - offers no relief at all. The fact that I am no longer tormented by your proximity, or presented with daily evidence of my inability to give you the one thing I truly want, has not healed me. It has made things worse. My future feels like a bleak, empty road.

I don't know what I'm trying to say, darling Jenny. Just that if you have any sense at all that you have made the wrong decision, this door is still wide open. And if you feel that your decision was the right one, know this at least: that somewhere in this world is a man who loves you, who understands how precious and clever and kind you are. A man who has always loved you and, to his detriment, suspects he always will.

Your

B

Jennifer ripone la più assoluta fiducia nelle parole di Boot, che le danno conforto per affrontare i momenti più difficili della sua esistenza, come la perdita dell'unico uomo che abbia mai amato, e le danno il coraggio necessario per lasciare il marito e iniziare una vita da donna sola e indipendente con la loro figlia. Esmè.
Le stesse lettere, le stesse parole faranno maturare in Ellie la consapevolezza che anche lei vorrebbe qualcuno che le scrivesse, che le parlasse, che la guardasse in un certo modo. Le lettere di Boot la spingerenno a lasciare John e a regalare a Jennifer il suo happy ending: Anthony non è affatto morto, lavora negli archivi del giornale di Ellie.





La seconda lettera che voglio proporvi è tratta da I ponti di Madison County di Robert James Waller, scritto meravigliosamente bene, con uno stile giornalistico che poco indulge nel romanticismo di cui è intriso il film con Clint Eastwood e Meryl Streep, senza però nulla togliere all'appassionata parentesi vissuta da Francesca, casalinga dello Iowa, e Robert Kincaid, affascinante fotografo del National Geographic, durante una settimana in cui la famiglia di lei è ad una fiera. Francesca, apparentemente tranquilla e soddisfatta della vita che conduce, dell'affetto senza slanci, senza sorprese e senza imprevisti che il marito le offre, della sua sonnolenta esistenza agreste, si ritrova a pensare a se stessa da giovane che si affacciava dalla finestra di casa sua, a Napoli, e osservava i soldati passare, sperando che le accedesse di incontrare qualcuno che la portasse via, che portasse nella sua vita una svolta eccitante ed esotica. E ritrova questa parte di sè, di se stessa nelle braccia di Robert, che le propone di andare via con lui. Francesca non ce la fa; e lo guarda andare via, dallo specchietto della macchina di suo marito, ripetendo dentro di sè le parole di lui: "In un universo di ambiguità, questo tipo di certezza capita una volta sola, e una soltanto, a prescindere da quante vite tu possa vivere".

Questa è la bellissima (e unica) lettera che Robert scrive a Francesca:

10 settembre 1965

Cara Francesca,
accludo due fotografie. Una è l’istantanea che ti ho scattato nel pascolo al tramonto. Spero che ti piaccia quanto piace a me. L’altra è del Roseman Bridge, presa prima che staccassi il biglietto che tu vi avevi affisso.
Me ne sto seduto qui a rovistare nelle zone grigie della mia mente in cerca di ogni particolare, di ogni momento del tempo che abbiamo trascorso insieme. E in continuazione mi chiedo: “Che cosa mi è accaduto nella Madison County?” E cerco disperatamente di rimettere insieme i pezzi. Ecco perché ho scritto il racconto, "Precipitando dalla dimensione Z", che ti allego per cercare in qualche modo di esaminare la mia confusione.
Guardo in un obiettivo e in fondo ci sei tu. Comincio a lavorare a un articolo ed ecco che sto scrivendo di te. Non so bene neppure come ho fatto dallo Iowa ad arrivare fin qui. In qualche modo il vecchio furgone mi ha riportato a casa, ma del viaggio non ricordo praticamente nulla.
Solo poche settimane fa ero un uomo indipendente, ragionevolmente soddisfatto. Forse non propriamente felice, forse un po’ solo, ma almeno soddisfatto. Adesso tutto è cambiato.
Mi è chiaro ora che già da molto tempo mi stavo avvicinando a te e tu a me. Sebbene prima del nostro incontro nessuno dei due sapesse dell’esistenza dell’altro, al di là della nostra inconsapevolezza operava con allegra noncuranza una sorta di cieca sicurezza che ha fatto sì che ci trovassimo. Come due uccelli solitari che in ottemperanza a un calcolo celeste sorvolano le praterie sterminate, per tutti questi anni e per tutta la nostra vita passata non abbiamo fatto che avvicinarci l’uno all’altra.
La strada è uno strano posto. Vagabondo qua e là, ed ecco che un giorno d’agosto alzo gli occhi e ci sei tu che cammini tra l’erba verso il mio furgone. A un esame retrospettivo, sembra tutto inevitabile… non sarebbe potuto essere diversamente… un tipico esempio di quella che io definisco l’elevata probabilità dell’improbabile.
Così eccomi qui, con un’altra persona dentro di me. Anche se credo di essermi espresso meglio il giorno in cui ci separammo, quando dissi che noi due insieme abbiamo dato vita a una terza persona. E ora questa nuova entità mi accompagna con incrollabile ostinazione.
In un modo o nell’altro, dobbiamo rivederci. In qualunque luogo, in qualunque momento.
Chiamami, se dovessi avere bisogno di me, o semplicemente se avessi voglia di vedermi. Arriverò subito. Sarebbe bello se tu potessi venire qui un giorno o l’altro… di nuovo, in qualunque momento. Posso pensare io al biglietto aereo, se questo dovesse essere un problema. La settimana prossima parto per l’India sudorientale, ma sarò di ritorno alla fine di ottobre.

Ti amo.

Robert


P.S. Il servizio fotografico sulla Madison County è riuscito ottimamente. Cercalo nel National Geographic dell’anno prossimo. Se invece preferisci che ti mandi una copia del numero su cui sarà pubblicato, fammelo sapere.







Le parole fanno innamorare, le parole fanno ammalare, le parole fanno guarire. Per questo è così bello donarle, condividerle. Perchè non si sa mai chi può averne bisogno.

Dall'amore per la scrittura e per la lettura, nasce un piccolo progetto interblogger, Se nessuno scrive più lettere d'amore. L'iniziativa consiste nello scrivere una lettera (rigorosamente a meno: niente ausilii digitali!), o nel riproporre una lettera d'amore celebre, sempre manoscritta.
La lettera verrà messa dentro un libro, che a sua volta verrà lasciato in un luogo pubblico.
Per regalare parole di amore e di speranza. Per portare sollievo ad un cuore spezzato. Per sensibilizzare il più possibile alla lettura e alla scrittura.

Le blogger (e non solo...) che partecipano sono:

- Rose Mel, di Travel Upside Down (qui trovate il suo post dedicato all'iniziativa);

- Amrita, di Audrey in Wonderland (qui trovate il suo post dedicato all'iniziativa);

- Tiziana, di Un sogno nel bagaglio (qui trovate il suo post dedicato all'iniziativa);

- Strawberry, di Una fragola al giorno (qui trovate il suo post dedicato all'iniziativa);

- Silvia, di Vorrei essere un personaggio austeniano (qui e qui trovate i suoi post dedicati all'iniziativa)

- Chiara Maria:

- Feffola, di I am still hurting from a love I lost (qui trovate il suo post dedicato all'iniziativa)

Il giorno scelto per lanciare la nostra iniziativa è il 21 marzo. Quale modo migliore per celebrare l'arrivo della primavera?

Se qualcuno/a di voi fosse interessato a partecipare alla nostra iniziativa, vi invito a contattarmi scrivendomi a ophelinha.pequena(at)gmail.com o lasciando un commento a questo post con un vostro contatto email.





Chiudo con un bellissimo cortometraggio, Are you the favourite person of anybody? (Sei la persona preferita di qualcuno?) scritto da Miranda July (Me and Everyone We Know) e diretto da Miguel Arteta, che si interroga sui rapporti umani e sulla percezione che abbiamo di noi stessi rispetto agli altri ponendo ad alcuni passanti questa semplice domanda, che li lascia spiazzati: credi di essere la persona preferita di qualcuno?











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13 commenti:

  1. Oph spero di essere all'altezza del compito.

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  2. Una domanda: ma sul libro bisogna dare un'indicazione all'iniziativa? Che so del tipo "una volta letto il libro rimettilo in libertà" oppure...?

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  3. Tiziana, certo che lo sarai!
    Quanto al libro, preferisco vederlo come un dono che invogli chi lo riceve a leggere..e chissa', magari a scrivere!
    Un bacio
    O.

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  4. Speriamo di essere all'altezza... in questo periodo l'amore mi confonde ma mi crogiolo in questa confusione...
    una domanda: facciamo una fotografia quando liberiamo lettera e libro e te la inviamo? :-)

    Appena ho due minuti di tempo scrivo un post anche sul mio blog!

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    1. l'amore genera sempre confusione..o come scrisse Tolstoj "when it comes to Love, only God knows.." ;)
      Si certo, pensavo di usare le vostre foto per corredare il post del 21 marzo e poi che potremmo tutte postarle su instagram con l'hashtag #letteredamore2013. Che ne pensi?
      Baci, O.

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    2. Ottima idea l'hashtag... è perfetto!
      Intanto ho postato anche sul mio blog l'iniziativa! ;-)

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  5. che post incantevole!! appena posso lo condivido in modo da dare anche io risalto all'iniziativa! un caro abbraccio

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    1. grazie cara Audrey, ti aspetto :)
      ancora auguri di buon compleanno!

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  6. parteciperò anche io, da Roma!

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    1. grazie Clara! Aspettiamo i tuoi commenti, le tue impressioni, le tue parole..e le immagini della lettere e dei libri affidati alla serendipità :)

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  7. "Oh le mie lettere d'amore, di virtù, di giovinezza"....

    Chi meglio di Victor Hugo può incarnare l'essenza di questo post...
    In una sua poesia sulle lettere d'amore e sulla giovinezza rimpiangeva la giovinezza, lo scrivere lettere con slancio amoroso.
    Sembrerebbe quasi che anche noi tutti abbiamo relegato le lettere d'amore alla fanciullezza e alla sua vigorosa spontaneita. Ma è la stessa vita di Hugo che, contraddicendo l'esclusività del legame lettere d'amore - giovinezza, ci mostra che si può scrivere lettere d'amore per tutta la vita. Basti pensare che il suo carteggio con la seconda e più importante donna della sua vita, Juliette Drouet, dura oltre cinquantanni con oltre 20mila lettere!!!
    E allora auguro a me, a te Ophelinha, e a tutti i lettori di questo prezioso post, di avere una vita altrettanto lunga di quella di Hugo e piena di lettere d'amore. E che il 21 marzo possa essere lo spunto per vincere la paura di mettersi in discussione davanti a un foglio bianco.. e quindi l'inizio di carteggi lunghi una vita...

    Ô mes lettres d'amour, de vertu, de jeunesse,
    C'est donc vous ! Je m'enivre encore à votre ivresse ;
    Je vous lis à genoux.
    Souffrez que pour un jour je reprenne votre âge !
    Laissez-moi me cacher, moi, l'heureux et le sage,
    Pour pleurer avec vous !

    J'avais donc dix-huit ans ! j'étais donc plein de songes !
    L'espérance en chantant me berçait de mensonges.
    Un astre m'avait lui !
    J'étais un dieu pour toi qu'en mon coeur seul je nomme !
    J'étais donc cet enfant, hélas! devant qui l'homme
    Rougit presque aujourd'hui !

    Ô temps de rêverie, et de force, et de grâce !
    Attendre tous les soirs une robe qui passe !
    Baiser un gant jeté !
    Vouloir tout de la vie, amour, puissance et gloire !
    Etre pur, être fier, être sublime et croire
    A toute pureté !

    A présent j'ai senti, j'ai vu, je sais. - Qu'importe ?
    Si moins d'illusions viennent ouvrir ma porte
    Qui gémit en tournant !
    Oh ! que cet âge ardent, qui me semblait si sombre,
    A côté du bonheur qui m'abrite à son ombre,
    Rayonne maintenant !

    Que vous ai-je donc fait, ô mes jeunes années !
    Pour m'avoir fui si vite et vous être éloignées
    Me croyant satisfait ?
    Hélas ! pour revenir m'apparaître si belles,
    Quand vous ne pouvez plus me prendre sur vos ailes,
    Que vous ai-je donc fait ?

    Oh ! quand ce doux passé, quand cet âge sans tache,
    Avec sa robe blanche où notre amour s'attache,
    Revient dans nos chemins,
    On s'y suspend, et puis que de larmes amères
    Sur les lambeaux flétris de vos jeunes chimères
    Qui vous restent aux mains !

    Oublions ! oublions ! Quand la jeunesse est morte,
    Laissons-nous emporter par le vent qui l'emporte
    A l'horizon obscur,
    Rien ne reste de nous ; notre oeuvre est un problème.
    L'homme, fantôme errant, passe sans laisser même
    Son ombre sur le mur !

    (Victor Hugo)

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    1. cinquant'anni di corrispondenza! peccato non essere tutti Victor Hugo, o tutte Juliette..
      immagino la gioia e il dolore di ripercorrere carteggi lisi e ingialliti dal tempo, con quell'odore particolare che solo la carta vecchia riesce ad acquistare..e suddividere le lettere per anno, legarle con nastri di raso di colore diverso, insieme a boccioli di rosa secchi e lavanda..
      ..oops. mi sono persa in una rêverie da Janeite..
      ..bref, caro Pereira, spero tanto che tu sostenga di voler scrivere una lettera a una/o sconosciuta/o il 21 marzo... :)

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    2. e c'è di più... un libercolo rosso gelosamente custodito da Juliette,nel quale, ad ogni ricorrenza, Victor scriveva una poesia per Juliette!
      Certo che parteciperò scrivendo ad una 'sconosciuta' per la quale vorrei avere il tempo di una intera vita per poterla conoscere veramente.

      E' vero non scriviamo più lettere d'amore perchè non ci fermiamo ad ascoltarci, a sentire quello che abbiamo dentro, anche quando siamo innamorati, sembra sia diventato superfluo... così mi è sembrato che, in vari tuoi post, lamenti che non si scrivano e leggano più poesie d'amore o che il tuo blog sia poco seguito.. ti interrogavi poco tempo fa - ad un anno dal primo post - se avesse senso scrivere e continuare con il tuo blog. Certo che ha un senso, non si scrive perchè è figo... ma perchè siamo umani, con un sentire variegato, per passione, e anche per conoscersi meglio. Così dovrebbe essere anche per le lettere d'amore..

      "We don't read and write poetry because it's cute. We read and write poetry because we are members of the human race.
      And the human race is filled with passion.
      Medicine, law, business, engineering,these are all noble pursuits, and necessary to sustain life. But poetry, beauty, romance, love, these are what we stay alive for. To quote from Whitman: "O me, o life
      of the questions of these recurring, of the
      endless trains of the faithless, of cities
      filled with the foolish. What good amid
      these, o me, o life?
      Answer: that you are here. That life exists, and identity.
      That the powerful play goes on, and you
      may contribute a verse. That the powerful
      play goes on and you may contribute a verse."

      (Tom Schulman, sceneggiatore, dal film Dead Poets Society - o in italiano 'L'attimo fuggente')

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