domenica 19 gennaio 2014

And will never be any more perfection than there is now/ Nor any more heaven or hell than there is now (Walt Whitman)

I know it doesn't seem that way
But maybe it's the perfect day
Even though the bills are piling
And maybe Lady Luck ain't smiling

But if we'd only open our eyes
We'd see the blessings in disguise
That all the rain clouds are fountains
Though our troubles seem like mountains

There's gold in them hills
There's gold in them hills
So don't lose heart
Give the day a chance to start
(Ron Sexsmith, Gold in Them Hills)
 
 
 
 
 
 
Prendo ogni giorni, da ottobre 2012 a questa parte, la stessa metro, alla stessa fermata, dallo stesso lato.
Eppure, per un motivo o per l'altro – la fretta, il sonno, il ritardo, la testa tra le nuvole, la corsa dal tornello per prendere al volo la metro solo per poi vedersela passare davanti – non ho mai alzato gli occhi dalle scale mobili, sempre persa nella nebbia mattutina dei miei pensieri ancora assonnati, nel mio Kindle, in un libro, nei miei sogno ad occhi aperti.
Stamattina – non so perche' – cullata dalla voce del mio Leonard, ho alzato gli occhi. E l'ho visto.
Una specie di murales di vetro, del genere un po' ambiguo che caratterizza un po' la bellezza/bruttezza di Greyville  -un gruppo un po' retro' di persone, uomini da una parte, donne dall'altra, una sorta di esplosione nel mezzo, una scritta un po' ambigua  -Aequus nox.
Non riuscivo a capacitarmi del fatto di non averlo mai visto, enorme, sbrilluccicante, sospeso sopra la mia testa.
Aprire gli occhi, alzare lo sguardo è una mera questione di esercizio ed attenzione: così per la prima volta ho notato l'omino in grembiule che puliva le macchinette del caffè all'interno del bar del palazzo di specchi prima del mio ufficio; la bellezza dei rampicanti rossicci sulla palazzina della stradina interna per la quale corro ogni mattina per ridurre il mio percorso. Perché ogni minuto è prezioso. La cosa che ci si dimentica, però, è che ogni minuto passa in fretta, e in ogni minuto sono contenuti piccoli particolari che diventano ricordi subito dopo, o svaniscono nella nebbia dell'oblio, se non vi prestiamo attenzione.
 
Come allontanarmi di soli dieci minuti dal mio ufficio e trovarmi in un bosco. In un bosco vero, con tanto di nebbiolina e scarpe che sprofondano nel fango e panchine fatte di tronchi di albero. Togliermi sciarpa e cappello e farmi scompigliare i capelli dal vento, circondata dal silenzio e da alberi centenari, dagli occasionali jogger, da due signore anziane in tuta di ciniglia coi loro barboncini. E poi vedere loro, una coppia di ragazzi, lui alto e allampanato, lei bassina e con le guance rosee, persi l'uno nell'altra, del tutto incuranti del vento freddo, degli sguardi delle due signore in ciniglia, del fango, di tutto. Vedere lei sorridere, lui perdersi tra i suoi capelli.
E pensare a quanto sia difficile parlare d'amore, raccontare l'amore, senza risultare banali, senza scadere nel melenso. A quanto sia difficile far capire che ogni singola storia, ogni singolo istante, è speciale e unico. Trovare le parole giuste per raccontare uno sguardo, un sorriso, un sospiro, una lacrima, un bacio, un addio. Il cuore in gola. La stretta alla bocca dello stomaco.
 
Le nostre giornate sono fatte di momenti. Ogni momento è un contenitore di immagini, di persone, di parole. Ogni istante è un contenitore di tutte quelle parole che non riusciamo a dire, di tutte le volte che vorremmo trovare il coraggio di dire qualcosa ma non ci riusciamo, di tutte quelle volte che cerchiamo le parole giuste e non le troviamo, di tutte quelle volte che cerchiamo il momento giusto. E, intanto, un altro momento è finito, un altro momento è passato.
 
Ogni istante contiene qualcosa di speciale, che sul momento sembra banale, che spesso si perde perché siamo presi a rincorrere le ore, i giorni, le settimana, a gareggiare nella maratona di una vita sempre più veloce, sempre più distratta.
 
Basterebbe fermarsi, un attimo, e alzare gli occhi.
 

 
 
 
 
 
Soundtrack: Gold in Them Hills, Ron Sexton (About Time soundtrack)
 
I know it doesn't seem that way
But maybe it's the perfect day
Even though the bills are piling
Maybe Lady Luck ain't smiling

But if we only open our eyes
We'd see the blessings in disguise
That all the rain clouds are fountains
Though our troubles seem like mountains

There's gold in them hills
There's gold in them hills
So don't lose heart
Give the day a chance to start
Every now and then life says:
Where do you think you're going so fast?
We're apt to think it's cruel, but sometimes
It's a case of cruel to be kind

And if we get up off our knees
Why then we'd see the forest for the trees
and we'd see the new sun rising
Over the hills and horizon

There's gold in them hills
There's gold in them hills
So don't lose faith
Give the world a chance to say:

A word or two, my friend
There's no telling how the day might end
We'll never know until we see

That there's gold in them hills
There's gold in them hills
So don't lose heart
Give the day a chance to start

There's gold in them hills
There's gold in them hills
 
 

5 commenti:

  1. Concordo con quello che hai scritto. Il "Carpe diem" oraziano è una frase forse abusata, ma così veritiera!

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    1. e cercare ogni giorno la bellezza, quel sempre nei mai..

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  2. Se non continuassi a guardare in punti nuovi, nonostante la monotonia delle giornate, mi sentirei persa. A volte dietro gli angoli ci sono piccole bellezze ma non si va a cercarle. E' vero, le nostre giornate sono fatte di momenti*

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    1. il problema è imparare a osservare anche le cose più piccole e banali con occhi nuovi...

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    2. Vero! A volta è difficile e palloso (vedi giornate uggiose in Sardegna in cui piove un po' e devi stare a casa)

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